percorsi storici


Itinerario Forte di Matassone


L’escursione è “ad anello”, è molto breve e semplice, comincia dal paese di Matassone e richiede circa un’ora. Un cartello ricorda che alcuni anni fa la Provincia autonoma di Trento ha realizzato dei lavori di ripristino: le trincee sono percorribili proprio grazie a questi interventi.
1. Caverna
Lungo la prima salita si nota, a sinistra, l’ingresso di una caverna (non visitabile): l’esercito austroungarico vi aveva realizzato un deposito per armi e viveri scavato nella roccia e quindi molto sicuro. Poco dopo, sulla destra, si osserva l’ingresso di un camminamento coperto che permetteva ai soldati di raggiungere le trincee senza farsi vedere.
Proseguendo si giunge sulla parte sommitale del prato: da qui si ha una grandiosa vista su tutta la Vallarsa. Dove oggi corre il confine tra le province di Trento e Vicenza, un tempo c’era il confine tra Impero austro-ungarico e Regno d’Italia. Sulla sinistra si osserva il massiccio del Pasubio, a destra la catena dello Zugna e del Carega.

2. Postazione Mitragliatrice
Da qui inizia la visita alle trincee. Il campo trincerato di Matassone fu realizzato dall’esercito austroungarico nell’autunno 1914. Era composto da due sistemi circolari di trincee, circondati da fasce di reticolati. Queste trincee sono state realizzate in calcestruzzo, hanno uno scalino che permetteva ai soldati di alzarsi, controllare il territorio ed eventualmente sparare. Sono visibili i resti di una postazione di mitragliatrice. Era previsto anche un osservatorio e una stazione per segnali ottici per comunicare con il forte Pozzacchio, posto sulla parte opposta della valle.
Percorrendo la trincea si nota l’arrivo del camminamento coperto di cui abbiamo visto l’ingresso dalla parte opposta della collina.

3. Trincee Austro- Ungariche
L’itinerario continua verso est attraverso un sentiero che ricalca l’andamento delle trincee. Dopo la guerra, negli anni, le trincee si sono riempite di materiali, fino a diventare invisibili: in questo tratto non sono state “svuotate” e dobbiamo quindi immaginare il loro percorso.
Attraverso un tratto di trincea ripristinata si giunge ad un’altra postazione di mitragliatrice da cui si vedono il paese di Valmorbia e il monte Corno Battisti: questo monte deve il suo nome al fatto che, sulla sua cima, nell’estate 1916 venne catturato Cesare Battisti, importante personaggio dell’irredentismo trentino.

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4. Ricovero militare austriaco
Il sentiero prosegue con una breve scala: qui si incontrano i ruderi di un rifugio in calcestruzzo armato (cemento rinforzato con sbarre di ferro) che gli austriaci avevano realizzato prima della guerra come alloggio per i soldati. Per offrire loro massima protezione, era stato costruito in una posizione invisibile al nemico. Le macerie che si notano non sono dovute ai bombardamenti, ma all’azione dei “recuperanti” che nel dopoguerra smantellarono il rifugio per estrarne il metallo.

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5. Trincee Italiane
Da qui è possibile osservare un altro sistema di trincee, orientate in maniera opposta rispetto a quelle viste finora. Sono trincee italiane: nel maggio 1915, allo scoppio della guerra con l’Italia, l’esercito austro-ungarico abbandonò questa posizione e l’esercito italiano la occupò senza difficoltà. Gli italiani non poterono però riutilizzare le trincee già presenti (orientate in senso opposto alla loro avanzata!) e dovettero realizzarne di nuove.
Noti delle differenze rispetto a quelle austriache? Queste sono state realizzate molto più velocemente e con materiali più facili da recuperare. Durante l’offensiva del maggio 1916 (Strafexpedition), l’esercito austro-ungarico riconquistò temporaneamente quest’area, ma il 28 giugno 1916 gli italiani la rioccuparono e la tennero fino alla fine del conflitto. Dalle trincee italiane, guardando dalla parte opposta della valle, si notano dei buchi nella roccia: sono le cannoniere del forte di Pozzacchio. Per saperne di più, guarda l’itinerario dedicato a questa fortificazione.
Il sentiero ti riporta ora verso il paese di Matassone (direzione ovest), dove si conclude l’escursione.

 

 

Itinerario Monte Zugna

Il monte Zugna, che separa la Vallarsa dalla valle dell’Adige, ebbe una rilevante importanza sul fronte trentino della Grande Guerra. Nel punto più stretto del crinale, gli italiani costruirono un sistema trincerato denominato “Trincerone”, che interrompeva la strada che da Albaredo porta alla cima della montagna. Nella primavera del 1916, questo sbarramento permise di fermare l’avanzata austro-ungarica. Dall’estate 1916 al novembre 1918, i due eserciti combatterono su queste posizioni. Salendo in auto lungo la strada che da Albaredo porta al RifugioMonte Zugna si giunge all’area del “Trincerone-Kopfstellung”, dove si può parcheggiare. Grazie a un progetto di recupero promosso dalla Fondazione Parco Botanico del Cengio Alto, i manufatti militari sono stati ripuliti dalla vegetazione e dai detriti e sono stati predispo- sti numerosi pannelli illustrativi. Il percorso ad anello è molto semplice e richiede circa un’ora.

1. Trincee Austro- Ungariche
L’itinerario parte dalle linee austro-ungari- che: si percorrono camminamenti e trincee, si vedono i resti di posti di osservazione e posta- zioni di mitragliatrici. Percorrendo un tratto di strada asfaltata si attraversa quella che un tempo era la “terra di nessuno” e si giunge alle linee italiane. Il “Trincerone” italiano, estrema difesa contro l’offensiva austro-ungarica del maggio 1916, era stato pressoché cancellato dai bombardamenti: ora è stato in parte ricostruito per mostrarne la forma e la funzione.

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2. Trincee Italiane
Dopo aver attraversato i camminamenti, le trincee e gli avamposti italiani, il percorso torna verso la linea austro-ungarica dove, all’interno di una struttura metallica che riproduce la trincea originaria, alcuni pannelli didattici illustrano l’organizzazione di questo tratto di fronte.

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3. Rifugio Monte Zugna
Concluso l’anello si può proseguire a piedi verso il Rifugio Monte Zugna: si continua lungo la strada asfaltata fino al tornante con le indicazioni relative al cimitero militare italiano di San Giorgio. Da qui il percorso prosegue nel bosco: si passa davanti ai resti del cimitero e seguendo la segnaletica, in poco più di mezz’ora, si raggiunge il rifugio.

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4. Impluvio e ruderi

Chi invece preferisce riprendere l’auto, può raggiungere il rifugio, e salire a piedi verso la cima. Dal rifugio si segue il segnavia 115 (“Sentiero della Pace”) e in circa 20 minuti si giunge al “Parco della Pace”. In questa zona, prima del conflitto, gli austriaci avevano progettato di realizzare un forte e avevano costruito una serie di manufatti, tra i quali un impluvio per la raccolta dell’acqua piovana e delle caserme. All’ingresso in guerra dell’Italia, non avendo completato i lavori, gli austriaci decisero di abbandonare l’intero monte Zugna. Gli italiani occuparono la zona e realizzarono le proprie postazioni. In quest’area si vedono tracce di trincee, ricoveri scavati in roccia, postazioni di artiglieria e i resti di un ospedale militare e di un cimitero.

5. Cima Monte Zugna
Dal “Parco della Pace”, in circa 15 minuti, si può raggiungere la cima dello Zugna. Qui, oltre ad ammirare uno stupendo panorama dal gruppo dell’Adamello a ovest alle cime dolomitiche ad est, si vede tutta la Vallarsa, il “Pian delle Fugazze” e, dietro, la pianura veneta. È facile comprendere l’importanza strategica di questa montagna: controllarla significava chiudere le porte per Vicenza da un lato, per Verona dall’altro.

 

 

Itinerario Monte Testo

Il Pasubio è stato uno dei campi di battaglia più tormentati della Prima guerra mondiale. Nel 1915, a seguito dell’arretramento della linea di difesa, fu abbandonato dall’esercito austro- ungarico e occupato interamente dall’esercito italiano. Con l’offensiva della primavera del 1916 gli austro-ungarici riuscirono a riconquistarne una buona parte, tra cui il monte Testo. Tra il 1916 e il 1918 il Pasubio fu teatro di cruente battaglie; in quest’area vissero poco meno di 100.000 soldati, che tracciarono strade e sentieri, costruirono teleferiche e acquedotti, villaggi di baracche e centinaia di gallerie.
Più di diecimila soldati morirono su queste cime: in combattimento, per malattie e incidenti, travolti da valanghe. Qui si combatté anche la più lunga guerra di mine di tutto il fronte europeo.

1. Malga Cheserle
Questa escursione è la più impegnativa tra quelle presentate in questa guida: richiede l’intera giornata, ma ti permetterà di ammirare un panorama straordinario.
Con la macchina si risale lungo la strada provinciale che, passando da Trambileno e da Giazzera, porta fino a Malga Cheserle (1402 m). Qui si parcheggia e si prosegue lungo la strada forestale (sentiero 101) che, in poco più di un’ora, porta al Rifugio Lancia, dove è possibile fermarsi per una sosta.

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2. Rifugio Lancia
Dal rifugio si segue il segnavia E5 102. Dopo circa 10 minuti c’è un bivio: a sinistra il sentiero prosegue per la Bocchetta delle Corde e la parte sommitale del Pasubio; il nostro itinerario ci porta invece verso destra in direzione del monte Testo (segnavia 102A). In breve si cominciano a vedere resti di manufatti militari; percorrendo alcuni camminamenti che partono sulla destra del sentiero, si arriva in prossimità della cima (1999 m). A partire dal 1916, il monte Testo fu un importante caposaldo austro-ungarico: oggi, grazie ai lavoro di recupero dei soci della SAT di Rovereto e del Gruppo Grotte “E. Roner”, è nuovamente possibile percorrere i manufatti della cima. L’opera di ripristino ha fatto emergere un notevole complesso di gallerie, trincee, punti di osservazione. Da queste postazioni di artiglieria scavate in roccia i soldati austro-ungarici avevano un controllo strategico sulla Vallarsa e il Pasubio. Dalle feritoie lo sguardo si apre sulla conca di Cosmagnon e sulla catena di monti che dal Roite prosegue verso il Dente Austriaco, il Dente Italiano e Cima Palon. Su queste cime tra l’autunno del 1917 e la primavera del 1918, i due eserciti si scontrarono, oltre che nelle trincee, anche in una drammatica guerra di mine. Dieci terribili esplosioni – cinque italiane e altrettante austriache – mutarono il profilo del Dente Italiano. Il 13 marzo 1918 una mina austriaca, caricata con più di 50 tonnellate di esplosivo, provocò la morte di oltre 50 soldati italiani. Le feritoie orientate verso ovest permettono invece di inquadrare tutta la dorsale dello Zugna.

3. Bocchetta dei Foxi
Dopo aver visitato le postazioni della cima, si segue il sentiero 102A in direzione Bocchetta dei Foxi, dove si giunge in 30 minuti circa. Da qui, chi desidera allungare il giro, può proseguire fino al Corno Battisti, dove nell’estate del 1916 vennero catturati gli irredentisti trentini Cesare Battisti e Fabio Filzi. Anche questa montagna, a lungo contesa tra i due eserciti, conserva ancora molti resti della presenza dei due eserciti (centinaia di metri di gallerie la cui visita richiede un notevole impegno e una guida esperta).

Da Bocchetta dei Foxi, il rientro avviene lungo il sentiero 122 in direzione Malga Zocchi; da qui, in circa 40 minuti si arriva al parcheggio di Malga Cheserle.

 

 

PENSATI ANCHE PER I PIU’ PICCOLI

sono i quattro itinerari di visita:

  • campo trincerato di Matassone,
  • monte Zugna,
  • zona Pasubio – monte Testo,
  • forte Pozzacchio

descritti nella guida edita da Accademia della Montagna del Trentino in collaborazione con Il Museo della Guerra di Rovereto: “Lungo i sentieri della Grande Guerra in Vallarsa. Itinerari di scoperta” (Egon -Zandonai editore).

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PARCO DELLA PACE

Lo Stato Maggiore austriaco aveva sempre ritenuto possibile un attacco italiano da sud, attraverso il Trentino. Per impedirlo, prima dell’inizio del primo conflitto mondiale, aveva cercato di difendere i confini meridionali dell’impero realizzando una serie di opere fortificate. Tra queste il forte Zugna.

Nel maggio del 1915, quando l’ltalia entrò in guerra, sul gradone poco sotto Ia cima del Monte Zugna erano state realizzate le grandi caverne scavate nella roccia, le caserme per le truppe del presidio e l’impluvio per Ia raccolta dell’acqua, per depurarla e conservarla in grandi vasche.

Questi manufatti con l’ospedale militare, le casematte e i depositi costituiscono oggi il Parco delle Pace.

Come arrivare

Da Malga Zugna, raggiungibile con i mezzi da Rovereto (circa 18 chilometri), si procede lungo una comoda strada carrabile per 20 chilometri fino ad arrivare al Parco per Ia Pace da cui si può continuare fino alla sommità del Monte Zugna.

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FORTE DI MATASSONE

Quando, nel 1913, i comandi militari austro-ungarici temettero per una possibile invasione dal Veneto delle truppe italiane, costruirono sistemi di sbarramento lungo Ia Vallarsa. Uno di questi è il Campo trincerato di Matassone.

II caposaldo era composto da due settori circondati da reticolati e si articolava in trincee e camminamenti; vi erano inoltre un osservatorio, un rifugio armato per Ia guarnigione e Ia stazione per segnali ottici, che comunicava visivamente con il Werk Valmorbia (Forte Pozzacchio) sull’altro lato della valle.

Il forte rimase in mano austro-ungarica fino al giugno 1916, quando, in una controffensiva, l’esercito italiano se ne impossessò, e ne mantenne il controllo fino al termine della Prima Guerra Mondiale.

Come arrivare

Dal centro del paese di Matassone si sale per una stradina sterrata che porta, in meno di 5 minuti alle prime trincee del Forte. Per coglierne appieno l’importanza strategica occorre scendere nelle postazioni che guardano Ia Vallarsa.

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GALLERIA GEN. D’HAVET

Strada degli Eroi

Durante Ia Grande Guerra , per collegare passo Pian delle Fugazze al Soglio dell’lncudine, fu costruita una strada lunga circa 10 chilometri, con una pendenza media del 10%. II primo tratto venne realizzato nell’estate del 1916 dalla 268ª Compagnia Minatori per collegare Pian delle Fugazze al Passo del Fieno. Tra Ia Val di Fieno e Ia Val Canale, in agosto, venne realizzata Ia galleria, lunga circa 60m, che ora porta il nome del generale D’Havet.

Nella seconda meta degli anni ’30 questo tratto di strada, che prosegue fino al rifugio Papa, venne trasformato in camionabile e dedicato alle 12 Medaglie d’Oro al Valore Militare del Pasubio (Strada degli Eroi).

Come arrivare

La Galleria del Gen. D’Havet si raggiunge a piedi partendo da Passo Pian delle Fugazze percorrendo il sentiero E5 per circa 3 chilometri. Dalla Galleria e possibile proseguire sullo stesso E5 fino al Rifugio Papa, punto di accesso alla parte sommitale del Gruppo del Pasubio.

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WERK VALMORBIA

Forte Pozzacchio

II massiccio Werk Valmorbia (conosciuto anche come Forte Pozzacchio) fu uno dei sistemi di sbarramento costruiti lungo Ia Vallarsa nel 1913 dai comandi militari austro-ungarici, che temevano un’invasione delle truppe dell’esercito italiano dal Veneto.

II forte, ricavato all’interno di un promontorio roccioso, risulta opera di alto ingegno militare e, seppur allo scoppio della Prima Guerra Mondiale non fosse ancora stato armato, mantenne intatta Ia sua fama di baluardo inespugnabile.

Dopo l’azione militare austro-ungarica, nota come Strafexedition, del 29 giugno 1916, fu testimone della decimazione di molti soldati italiani sui ghiaioni che risalgono dal paese di Dosso di Vallarsa nel corso di diversi tentativi di rioccupazione italiana. Rimase in mani austro-ungariche fino al termine della Guerra.

Come arrivare

Partendo da Valmorbia si prosegue verso il paese di Dosso, lo si attraversa e, mantenendosi sulla mulattiera che entra nel bosco, in poco meno di 20 minuti si arriva al Forte. L’accesso e possibile anche da Pozzacchio (Trambileno).